MELANOMI

TRATTAMENTO DEI MELANOMI MALIGNI CON ENERGIA ORGONICA

Dr. Walter Hoppe

 

Quando il primo accumulatore orgonico venne costruito 26 anni fa a Tel Aviv, nutrivo alcuni dubbi: mi chiedevo se esso poteva in realtà avere quegli effetti in precedenza descritti dal Dr. Reich. Pur tuttavia, avendo seguito il lavoro scientifico di Reich per un lungo periodo di tempo, conoscevo diverse sue pubblicazioni in campo psichiatrico ed ero rimasto molto impressionato dalla sua chiara logica scientifica. Studiando gli esperimenti di Reich sui bioni (Wilhelm Reich negli anni 1935-1939 stava cercando di dare una base concreta all’energia sessuale, da Freud denominata “libido”), mi venne in mente il libro “Tre contributi alla teoria della sessualità” pubblicato da Freud alla fine del secolo. A chiusura di quell’opera Freud scriveva: “In questi tre saggi ho presentato solo le conclusioni insoddisfacenti derivanti dalla nostra esperienza clinica, ed esse ci rendono consapevoli che le nostre conoscenze sulla sessualità e sul suo meccanismo biologico sono troppo confuse perché se ne possa derivare una teoria sufficiente alla comprensione dei fenomeni normali e patologici“. Reich, con i suoi esperimenti sui bioni, si addentrava nel profondo dei processi e dei meccanismi biologici. Verso la fine dell’anno 1939, egli riuscì finalmente a scoprire ed isolare l’energia vitale dentro piccole vescicole pulsanti, i bioni SAPA tratti da sabbia oceanica. Reich denominò questa energia “Orgon”. Questo nome era correlato all’effetto di ricarica biologica operante sull’organismo vivente, ma anche alla formula dell’orgasmo, che fu postulata ancora prima di questa scoperta, e che consisteva in un ritmo a 4 tempi: tensione-carica-scarica-rilasciamento.


Questo ritmo a 4 fasi era di importanza scientifica fondamentale per l’ulteriore evoluzione dell’Orgonomia. Nel 1940 Reich poté scoprire l’energia orgonica anche nell’atmosfera. La scoperta delle leggi fisiche dell’energia orgonica permise a Reich di accumulare l’energia orgonica atmosferica, e nel 1941 venne costruito il primo accumulatore orgonico. Due anni più tardi, nel 1943, venni a conoscenza delle prime pubblicazioni di Reich sulla scoperta dell’energia orgonica e sentii la necessità di confermare queste verità per mezzo di approfondite esperienze personali. Reich trovò che il materiale metallico, e specialmente il ferro, respinge molto rapidamente l’energia orgonica dopo averla attratta, e trovò anche che ogni materiale isolante elettrico ha la possibilità di assorbire l’energia orgonica. Reich scoprì inoltre che l’orgone ad alte quote viene assorbito meglio che in pianura, e che l’assorbimento é tanto più efficace quanto più si é vicini all’equatore: perciò in Israele l’accumulatore funziona meglio che in Olanda. Il funzionamento dell’accumulatore orgonico dipende anche dalle condizioni atmosferiche: funziona meglio con il bel tempo che in caso di pioggia e/o vento. L’efficacia dell’accumulatore orgonico può essere incrementata aumentando il numero degli strati. Si considera come uno “strato” l’alternarsi di uno spessore di materiale organico all’esterno ed inorganico (ferro) all’interno. Per ottenere un’efficienza ottimale dell’accumulatore orgonico c’é da prendere in considerazione tutta una serie di problemi: la consistenza del materiale, il modo in cui il materiale stesso viene seriato, le misurazioni termometriche ed elettroscopiche all’interno dell'accumulatore ecc… Mentre il radium ed i raggi Rontgen sono radiazioni estranee all’organismo, l’energia atmosferica é un'energia ad esso inerente. I due sistemi orgonotici, l’organismo vivente e l’accumulatore orgonico, sono tra loro in relazione funzionale. Reich ha dimostrato sperimentalmente che nel porre in relazione funzionale due sistemi orgonotici, si produce un’eccitazione ed un’attrazione reciproca: cioè il nucleo biologico dei due sistemi orgonotici comincia a luminare intensamente. Reich considera la “luminazione” cellulare come il fattore terapeutico determinante nel trattamento con l’accumulatore. Cominciai le mie esperienze e feci le mie osservazioni con un accumulatore a due strati nelle più svariate forme di malattie. Tuttavia non si potevano mettere i pazienti nell’ORAC senza prima procedere ad una selezione, perché in certi casi ci sono delle controindicazioni. Potei però constatare una serie di successi molto importanti. Nel trattamento procedevo usando gradualmente accumulatori sempre più forti, finché lavoravo terapeuticamente con un accumulatore di venti strati; bisogna però fare attenzione quando si usano ORAC più forti perché la sovra-irradiazione può, in certi casi, causare dei danni. Non voglio qui addentrarmi in dettaglio nella lunga serie dei miei esperimenti, ma voglio parlare di un caso di cancro ed evoluzione drammatica, trattato con accumulatore.

 

Trattasi di una paziente di 52 anni, portatrice di un melanoma cutaneo maligno sulla guancia destra. Dieci anni prima del trattamento con l’ORAC, la paziente notò una trasformazione cutanea sotto forma di un “insieme di lentiggini, che con l’andar del tempo assunse un’estensione di due cm. Sei mesi prima del trattamento cominciò a svilupparsi un’escrescenza tumorale dura al tatto, che affiorava di alcuni millimetri sulla superficie cutanea e con un’estensione di tre-quattro centimetri, e tale si presentava quando la paziente cominciò il trattamento con l’accumulatore orgonico. Il tumore aveva un colore nero-brunastro e mi dava l’impressione di melanoma. La paziente prima di venire da me consultò un dermatologo che la tenne in osservazione per un lungo periodo e quando si evidenziò l’ipertrofia dei linfonodi sottomascellari, consultò un chirurgo ed un radiologo, entrambi noti specialisti. Costoro diagnosticarono consensualmente che si trattava chiaramente di cancro. Il chirurgo riteneva controindicativo un intervento chirurgico e furono proposte tre sedute di radiumterapia profonda, della durata di quattro ore ciascuna. La stessa paziente ed anche suo marito conoscevano la diagnosi: entrambi esitavano ad iniziare il trattamento con l’accumulatore orgonico perché temevano che poi la radiumterapia non sarebbe più stata possibile. Dovevo, respingere l’idea di irradiare al tempo stesso con orgone e radium, visto l’esperimento ORANUR di Reich dal quale risultò che quando nell’ORAC vengono a contatto orgone e radium, possono provocare effetti pericolosi alla vita per un larghissimo raggio d’azione. Solo quando dissi alla paziente ed a suo marito che il trattamento orgonico curava l’intero organismo e non soltanto il tumore locale, e che di conseguenza anche l’ipertrofia dei linfonodi avrebbe potuto scomparire, si dissero d’accordo per il trattamento con l’ORAC e decisero anche in tal modo perché dissi loro che entro quattordici giorni avrebbero potuto essere visibili i primi risultai. Decisero quindi di provare il trattamento orgonico per quattordici giorni e di post-datare di tale periodo la radium-terapia. Prima di iniziare il trattamento con l’accumulatore, eseguii il test ematico Reich, così come da Reich descritto nel libro “La Biopatia cancerosa”; secondo tale test ogni globulo rosso rappresenta una vescicola energetica carica di Orgone. Reich considerava il processo canceroso non come una manifestazione locale ma come un processo morboso sistemico che inizia con un disturbo fondamentale della pulsazione nel vivente: viene cioé a mancare il sano equilibrato alternarsi di contrazione ed espansione e si può constatare un cronico prevalere della contrazione ed un impedimento dell’espansione. In questo modo si sviluppa man mano un processo di retrazione biologica e nel sistema nervoso vegetativo si ha allora una simpaticotonia che può coinvolgere tutti i sistemi-organo, ivi compreso quello ematico. Una piccola goccia di sangue della nostra paziente venne messa su un vetrino concavo in soluzione fisiologica, per vedere sperimentalmente se all’osservazione microscopica gli eritrociti si disintegrano rapidamente o lentamente. Reich aveva attirato l’attenzione sul fatto che la disintegrazione in bioni avviene in circa venti minuti se si tratta di sangue biologicamente sano, mentre in caso di processo (putrefattivo) retrattivo, l’inizio della disintegrazione si può avere in uno-tre minuti. Nella nostra paziente constatammo una durata di nove minuti, segno netto di processo retrattivo già in atto, anche se non ancora avanzato. All’esame microscopico uno striscio di secreto vaginale mostrava scarse cellule fusiformi, segno questo che il tessuto epiteliale era in stato di disintegrazione, da Reich considerato come indice di processo retraente. La paziente veniva trattata in un accumulatore a venti strati e nelle prime tre settimane vi entrava tre volte al giorno per trenta minuti.

 

A parte l’irradiazione sistemica, c’era inoltre la possibilità di trattare il tumore localmente all’interno dell’accumulatore per mezzo di energia orgonica derivante da un altro piccolo accumulatore e condotta tramite un tubicino flessibile, anch’esso costituito internamente di metallo ed esternamente di materiale organico. L’irradiazione locale era di soli cinque minuti per volta. L’effetto dell’ORAC é vagotonico: l’accumulatore agisce contro la contrazione sinpaticotonica per cui il sistema plasmatico smette di esser cronicamente contratta e comincia ad espandersi. Ci si poteva quindi aspettare che, dopo un certo periodo di trattamento con l’ORAC, gli eritrociti ridiventassero più energetici; e che, corrispondentemente, il loro processo di disintegrazione (in bioni) diventasse più lento, e che parimenti al termine di alcune settimane anche la disintegrazione delle cellule epiteliali nel secreto vaginale venisse arrestata e non si potessero più trovare delle cellule fusiformi. Nello stesso ordine di idee si collocava anche la decomposizione del tumore. Dopo una settimana si potevano osservare i primi effetti: il tumore iniziava a schiarirsi nettamente, ma né la paziente né suo marito accettavano questo dato come un segno di cambiamento. Al dodicesimo giorno il tumore si divise visibilmente in due parti; questa divisione poteva essere osservata senza difficoltà da una serie di persone. Solo allora la paziente ed il marito furono d’accordo a proseguire il trattamento, quando anch’essi si accorsero di tale visibile cambiamento. Nella terza settimana il trattamento fu ridotto di due volte al giorno: si poteva facilmente vedere che il tumore si faceva di giorno in giorno più piccolo e, si poteva altresì notare che di tanto in tanto delle piccole particelle di tumore cadevano. Dopo un mese, i nove/decimi dell’escrescenza tumorale erano già spariti. Si poteva pensare che entro breve tempo il tumore sarebbe scomparso del tutto. Anche l’ipertrofia dei linfonodi sottomascellari era in gran parte sparita. Nel frattempo la paziente, con il mio consenso consultò il suo dermatologo il quale fu talmente sorpreso che si affrettò a ritirare la sua diagnosi iniziale di cancro e disse invece che si trattava di un “nervo flogistico”. Ammise però che il trattamento con l’accumulatore aveva successo e consigliò alla paziente di continuarlo. In seguito la paziente consultò anche il suo radiologo che le disse che la sua vita era in gioco, non potendo capire perché ella non fosse già sottoposta a radiumterapia. Osservò quindi il tumore e ne talmente sorpreso che le propose di continuare il trattamento con l’accumulatore per altri quattordici giorni, e di farsi rivedere per un altro controllo: la paziente fu d’accordo. Il radiologo ora non parlava più di pericolo di vita ma si rimangiò anch’egli la diagnosi di cancro. Io invece ero molto irrequieto perché avevo osservato una nuova, seppur lenta, crescita tumorale. In quello stesso periodo fui informato che Reich aveva trovato la possibilità di ricaricare l’organismo non solo con l’energia biologica, ma anche estraendo “un certo tipo” di energia dall’organismo, creando in tal modo una corrente energetica. Reich denominò l’apparecchio da lui elaborato “Medical Dor Buster” (Disintegratore medico del Dor = energia orgonica letale) di cui non voglio qui dare né i dettagli storici né tecnici. Mi ricordai di un’altra significativa scoperta fatta da Reich alcuni anni prima, allorché il granito del suo laboratorio mostrò in alcuni punti dei processi di disintegrazione. Reich riuscì ad isolare nella sostanza nera in decomposizione un materiale che dopo fu analizzato chimicamente e che lui denominò “Melanor”. Poteva darsi che questo melanor fosse contenuto nel melanoma, ed era possibile che proprio questa fosse la ragione per cui il ricaricamento (organismico) con energia orgonica non era sufficiente a far sparire completamente il tumore. Così pensai che probabilmente con il Reich-MDB si poteva estrarre la sostanza nera, insieme all’energia orgonica (letale). Ad ogni modo volevo tentare l’esperimento e da quel momento in poi cominciai l’estrazione locale, applicando il MDB al tumore per alcuni minuti. Il problema addizionale era la respirazione superficiale della paziente. Conoscevo l’opinione del dott. Otto Warburg che considerava la cellula cancerosa come una cellula che respira male. Anche Reich aveva descritto in dettaglio la relazione tra respirazione superficiale ed il processo canceroso in generale: il rifornimento di ossigeno e l’eliminazione di anidride carbonica sono gravemente disturbati. La nostra paziente aveva, come Reich descrisse, una posizione inspiratoria per la quale l’espirazione é molto meno intensa dell’inspirazione. Riscontrai che la muscolatura dell’apparato respiratorio della paziente era molto teso e iniziai a sciogliere lo spasmo, cercando di approfondire la respirazione al tempo stesso. Ma poco dopo la paziente cominciò ad avere paura ed oppose resistenza a questo ed anche al trattamento con il MDB.

 

In quella fase di resistenza ella consultò nuovamente il suo dermatologo il quale le disse che poteva stare tranquilla perché era fuori questione che si trattasse di una malattia maligna, e la cominciò a trattare con penicillina! La paziente interruppe il mio trattamento e d’altra parte non ottenne alcun beneficio dal trattamento antibiotico. Pur tuttavia dopo nove mesi la paziente preoccupata per la crescita ulteriore del suo tumore mi chiese di trattarla unicamente con l’accumulatore orgonico, non volendo avere né terapia respiratoria né terapia con MDB. Avendo il suo consenso mi consultai allora con il suo dermatologo; egli mi dichiarò subito che, per fortuna, la sua diagnosi di cancro non si era dimostrata vera. Ma, dopo una breve discussione, divenne incerto e mi disse che forse la mia opinione poteva esser quella giusta e fu d’accordo con me di continuare per un certo tempo il trattamento combinato  ORAC-MDB, e di provare questo trattamento per un mese. Anche la paziente fu d’accordo. Dopo un mese il tumore non era ulteriormente cresciuto ma neppure si era fatto visibilmente più piccolo: era invece evidente un suo schiarimento. Inoltre poco prima della fine del mese accadde che il tumore scoppiò e lasciò uscire una purulenza sporca di colore giallo-verdastro alquanto densa; quindi, dopo alcuni giorni, il tumore si asciugò nuovamente. Il dermatologo era adesso irrequieto e proponeva un’esportazione chirurgica del tumore. Ero d’accordo di non aspettare la fine del mio trattamento e di procedere all’operazione che avrebbe anche reso possibile un esame microscopico e quindi avrebbe assicurato una diagnosi definitiva. Come noi ricordiamo, il chirurgo, prima dell’inizio del trattamento con l’accumulatore, aveva sconsigliato l’operazione ed aveva proposto soltanto la radiumterapia. Ma dopo la completa sparizione dell’ipertrofia dei linfonodi sottomascellari e dal momento che l’estensione del tumore era ora minima, in rapporto a quella iniziale, l’operazione poteva essere eseguita senza riserve. L’intervento chirurgico fu rinviato per ragioni tecniche dalla Clinica Chirurgica dell’Università di Gerusalemme, ed io sfruttai il tempo rimasto per continuare il mio trattamento combinato. Ora l’osservazione rivelava che il tumore si apriva a più riprese facendo uscire una purulenza sporca giallo-verde semiliquida, e poi si richiudeva. Il tumore era anche visibilmente più piccolo. Io ritenevo di poter far sparire completamente il tumore con il mio trattamento prolungato, pur tuttavia non avevo nulla da obiettare contro l’operazione visto che non soltanto il dermatologo ma anche i medici della clinica universitaria insistevano sull’importanza dell’operazione. Durante l’operazione il chirurgo mi disse che il grasso sottocutaneo mostrava segni di irradiazione. L’esame istologico del tumore dava la diagnosi di “melanoma maligno”. Alcuni giorni dopo l’intervento, anche i linfonodi sottomascellari vennero asportati chirurgicamente, ma il loro esame non era patologico. Oggi, a tredici anni di distanza dall’intervento chirurgico, la paziente è libera di ogni formazione tumorale. In conclusione si può dire che l’accumulatore di energia orgonica ha avuto senza dubbio un effetto fortemente curativo sul melanoma nonostante il fatto che, interrompendolo, la formazione tumorale si riproduceva. La possibilità di una cura radicale del tumore con il trattamento congiunto del Medical Dor Buster non sembrava esclusa, ma non fu condotta a termine per il sopraggiunto intervento chirurgico. Nel grosso pubblico si era sparsa la voce che Reich avesse trovato nell’ORAC una cura onnipotente contro il cancro, ed a questa voce avevano fatto eco i più svariati organi di stampa. Reich ne “La Biopatia del Cancro” aveva puntualizzato l’estrema importanza di non illudersi che per mezzo dell’ORAC egli potesse curare il cancro in ogni modo. Accanto ai risultati positivi ottenuti con questo trattamento, rese noti anche gli insuccessi e discusse in dettaglio le difficoltà in cui ci si imbatte nella lotta contro la malattia cancerosa sistemica, anche quando si fa sparire il tumore canceroso. Ma al tempo stesso Reich ha aperto una via completamente nuova al problema del cancro. L’accumulatore di energia orgonica (ORAC) può avere ed avrà in definitiva una grande importanza profilattica contro il cancro; per tale motivo ogni persona che vuole difendersi in tal modo contro la malattia cancerosa, dovrebbe usare regolarmente l’ORAC e per un periodo molto prolungato. Finora non ho potuto mai registrare casi di cancro nelle persone che usano l’accumulatore da molti anni.

 

Gli articoli sono stati pubblicati su "Scienza Orgonomica" fondata dal dott.Giuseppe Cammarella, medico orgonomista per vent’anni membro dell’American College of Orgonomy di New York. Chi volesse  contattarlo per la terapia reichiana "vegetoterapia " veda l’indirizzo:  Studio. Allèe du Chène Vert-Parc Liserb  06000 NIZZA -FRANCIA - Tel. 00334/93.819275

 

 

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