LETTERA DAL MARE

di Bruno Franchi

 

 

Siamo tentativi

Siamo delle possibilità

Se ci buttiamo via, tutto si ferma

Se abbiamo paura, tutto si ferma

Se proviamo invidia, tutto si ferma

Se proviamo odio, tutto si ferma

Ma se cerchiamo di volerci un pò

di bene, allora tutto può accadere,

tutto può essere possibile,

tutto quello che abbiamo dentro,

può essere rivelato, può essere

materializzato, nella consapevolezza

di esistere , di essere reale,

di essere amore per sempre

 

 

24 NOVEMBRE 1997

 

Caro gemello,

ci sono cose nella vita che capitano solo una volta. Cose che non sai perché accadono, cose che ti sembrano assurde, incredibili, e per questo le ignoriamo, perché altrimenti ci sconvolgerebbero l'esistenza. E oggi, dentro la tua cassetta della posta, è stata recapitata una strana lettera, e ti stai sicuramente chiedendo chi è il tizio che te l'ha mandata, cosa vuole da te, quali sono le sue intenzioni, e perché l’ha mandata proprio a te. Anche perché, con i tempi che corrono, non bisogna mai fidarsi di nessuno, perché la realtà ha sfaccettature inquietanti che possono toccarci all’improvviso, farci del male e farci soffrire. Basta sfogliare un giornale, aprire la televisione per accorgersi quanto è poco incoraggiante stare nel mondo, quindi non angustiarti, non allarmarti, io non voglio niente da te, non ti prometto sconti al supermercato, non ti voglio vendere qualcosa, non ti prometto soluzioni miracolose per toglierti dai guai, dai tuoi problemi quotidiani. No, gemello! io non ho la bacchetta magica per cambiare la tua vita, anche perché nessuno può cambiare la vita degli altri, se non sono gli altri a decidere di voler cambiare, di mettercela tutta per cambiare se stessi. Ti chiedo quindi un po’ del tuo tempo, della tua pazienza che ti è rimasta, per ascoltarmi, perché quello che ho da dirti è molto importante, più importante di quanto tu possa immaginare. Ma se tu ritieni di buttarmi via, fallo pure, sei libero di farlo, di gettarmi nella spazzatura come tutta la pubblicità che ogni giorno riempie la tua cassetta privata, la tua vita privata, e ogni volta tu sbuffi dal fastidio. Fallo anche adesso, è un tuo diritto, una tua scelta, ed io la rispetterò perché ho troppo amore per la libertà, e sono anni luce dall’imporre qualcosa a qualcuno. Ho scritto questa lettera speciale, non per ingrandire me stesso, ma per ingrandire l’essere che la riceve. E così, mio caro gemello, non ti scrivo per illuderti, come fanno bene gli spacciatori di libertà, che ti promettono fortuna e soldi. Qui dentro mio caro gemello non troverai nulla di tutto questo, nulla che possa farti sperare di poter diventare ricco sfondato. Lo so che tu lo vorresti, vorresti più soldi per far fronte alla quotidianità permanente, che impone l’obbligato mestiere di guadagnarsi il proprio futuro, facendoci alzare ogni mattina per andare al solito lavoro, se abbiamo la fortuna di averlo, e facendoci cominciare la giornata di sempre all’insegna della precarietà, lottando per avere un posto più comodo nel mondo. Lo so che ti stai dicendo che senza soldi non si fa niente, non si riesce a vivere, a pagare il gas, la luce, il telefono, l’affitto, il mutuo per la casa, il mangiare per te e i tuoi familiari, tutto quello di materiale che gratifica le emozioni colmandoti la vita. Hai ragione, hai perfettamente ragione, i soldi fanno star bene, meravigliosamente bene. "Chi ha tanti soldi vive come un pascià" diceva una celebre canzone, perché i soldi sono la ricchezza, sono il paradiso dove vorrebbero andare tutti. Lo vuoi tu, e lo vogliono tutti quelli che vivono in questo pianeta. E per ottenere il paradiso, ci sono tante strade, strade legali, e strade illegali. Tutte però portano sulla grande montagna, il tetto del mondo dove si può guardare tutto, controllare tutto, comodamente, senza più patemi d’animo e la paura di dover affrontare una giornata di dura realtà. L’impossibile nella nostra giornata è diventato un sogno, una dimensione virtuale dove affoghiamo tutte le nostre frustrazioni, perché non siamo in grado di prendere in mano la nostra vita e rivoluzionarla, per materializzare la fantasia, l’immaginazione, il sogno stesso. La realtà è più forte di ogni sogno, la realtà è pesante, tangibilmente pressante, e può diventare talvolta insopportabile se si è sensibili, fragili, emozionalmente trasportati dentro i suoi terribili labirinti di morte e sofferenza. Ognuno percepisce la realtà confrontandosi con essa in funzione di come è fatto, di come la sua storia emozionale è nata e cresciuta, perdendosi nelle sfumature della morte, o nelle sfumature della vita. Questa lettera è molto speciale, una lettera aperta, uno specchio dove ognuno può trovare se stesso, o il nemico di se stesso, dipende da quanto si è vicini o lontani dalla vita.

 

E tu, gemello mio, come ti ritieni, vicino alla vita? O lontano dalla vita? Fai questa domanda a te stesso e aspetta la risposta. E’ difficile vero? Lo so, non è facile ottenere delle vere risposte da noi stessi, perché è difficile sentirsi in piena armonia con il nostro corpo e il nostro pensiero. E lo sai perché non siamo ancora riusciti a trovare la via d’uscita al nostro problema più grande? Se andrai fino in fondo a questa lettera, capirai perché abbiamo perso "il paradiso", la meravigliosa espressione emozionale che nessuno può percepire più. Il motivo lo dobbiamo trovare nel passato, nella nostra storia individuale e collettiva, che ci ha reso distorti, una brutta copia di quello che eravamo quando siamo entrati in questo mondo. Tu sei nato qui, come sono nato io, e come tutti quelli che hanno vissuto e sono morti sulla terra. Una quantità inimmaginabile di vite che nascono pure, e diventano uno specchio deforme della purezza. E oggi, come al principio, la vita ripropone sempre se stessa, uguale e identica, nelle sue basi emozionali autentiche e "pure". Questa è la grandezza della vita, questa è la grandezza di un principio che ha in se la fonte di un messaggio che nessuno ha compreso pienamente, perché per capirlo bisogna essere quel messaggio, viverlo, essere il suo corpo, la sua essenza. Non credere a chi dice che quel messaggio ha avuto inizio con una esplosione, che qualcuno ha chiamato "Big Bang". Lo hanno perfino datato, con matematica precisione, in quindici miliardi di anni or sono... Tu caro gemello, devi ragionare con la tua testa, sentire con il tuo corpo, guardare tutto con attenzione e percepirai una nuova genesi dell'universo: non sei nato da una esplosione, non sei nato dal caso. Chi afferma questo non guarda con gli occhi della vita, non sente con il corpo della vita, ma calcola tutto con pensieri meccanici che dosano, pesano, contano, granello dopo granello, la quantità matematica di una equazione che spiega cosa siamo. Ma noi, mio caro gemello, non siamo una formula matematica, molecole biochimiche che si sono incontrate per caso, dando inizio alla vita. Non è così. E non credere nemmeno che qualcuno, in sette lunghi giorni, abbia creato il Cielo, la Terra, e nell'ultimo giorno, soffiando sulla terra ci abbia dato la pulsione di muoverci, animandoci di vita. Tu credi a questo? Tu credi nelle religioni? Negli scienziati? Qualunque cosa tu creda, io te la renderò diversa da come te la l'hanno raccontata. Anch'io ho conosciuto la religione, la scienza, che mi hanno messo nella testa tante storie. Ogni uomo ha conosciuto una storia in funzione del proprio ambiente, costume, cultura, e del proprio sviluppo di pensiero. Ognuno, in buona fede, ha portato avanti ciò che credeva, quello che sentiva, ed io non condanno e non accuso nessuno. Io sono venuto da te per aiutarti, per farti vedere un'altro mondo, un'altro universo. Me lo permetti? O ti sei offeso perché ho toccato il tuo credo, la tua convinzione, tutto quello che ti sei costruito faticosamente con la tua intelligenza e capacità di riflettere, mentre meditavi una qualche idea che potesse spiegare, o cercare di spiegare, perché siamo qui, qual’è il motivo, e dove stiamo andando. Se ti ho offeso, mio caro gemello, ti chiedo ancora scusa, e non pensare che mi voglia innalzare su di te o su tutti, come colui che ha capito tutto, in una sorta di onnipotenza, che giudica tutto e tutti. Ben lungi da me l’idea di mettermi sopra ogni cosa, perché non e così, non devi pensarlo, credimi. Io non sono venuto a bussare alla tua porta per mostrare la mia arroganza e dire che tutto quello che pensi o credi è sbagliato. Sono venuto da te perché voglio regalarti la mia vita, il mio pensiero, la mia anima, il mio cuore, e tutto quello che possiedo. Io sono nudo davanti a te, nudo di vanità, nudo di falsità, nudo di ogni odio, cattiveria, avarizia, invidia, orgoglio, presunzione, disonestà, e devi crederlo perché la mia nudità non è stata facile conquistarla. C’è voluta tutta una vita per cancellare quello che è stato inciso dentro il mio corpo, il mio cervello, la mia anima, e non è stato facile.

 

Io ti parlo in questo modo perché ho attraversato tutte le sfumature dell’inferno e del paradiso. E quando uno varca la soglia di un nuovo mondo, non può starsene in disparte a tacere, il suo dovere, la sua responsabilità è di raccontarlo, renderlo pubblico, farlo conoscere, perché tutti possano andarci, toccarlo, vederlo, viverci. Io potevo apparire , ma ho scelto di essere nessuno, essere un anonimo che butta gratuitamente una bottiglia nell'oceano della realtà, e non vuole in cambio nulla, perché voler comparire è una debolezza, una insicurezza dovuta alla paura di essere dimenticati. È vanità, il volere essere unici, irripetibili, non sostituibili. Ma io non ho questo conflitto, l’aspirazione a diventare famoso e ricco di benessere. Mi basta essere quello che sono, quello che ho saputo fare della mia vita, perché io ero morto e, a poco a poco, mi sono risvegliato da un incubo, da un inferno che mi aveva ucciso tutto quello che di più puro si può immaginare di possedere. Mi sono ripreso gli occhi, il mio sentire, il mio corpo, il mio cuore, il mio essere, tutto quello che avevo perso e per cui vale la pena di lottare. Io ero la vita, e ho lottato duramente per ritornare ad essere la vita. Non chiedermi dunque di apparire, di mostrarmi ai tuoi occhi. Vivresti in funzione della mia presenza, della mia energia, mi faresti diventare il tuo maestro, il tuo guru, il tuo leader, tutti tentativi che hanno fallito miseramente, non credi? Basta che sfogli una pagina di storia per vedere quale tragedia è stata mettere la propria vita in mano a qualcuno che ti promette il paradiso, la soluzione dei tuoi problemi parlando da un pulpito, un palco, e tu applaudivi, osannavi perché volevi essere libero, non soffrire più. Ma con il tempo quelle parole diventavano piccole, vuote, false, un inferno, un olocausto che ti rendeva più schiavo di prima. No, mio caro gemello, non voglio spaventarti, non voglio incolparti di niente, io sono davanti a te perché sono il più grande amico che hai, e non mi lascio trascinare dalla corrente della realtà, dai richiami festosi e fatui della socialità, dell’apparenza. Io vivo nel mondo ma sono fuori dal mondo, e il mio compito non è quello di scalarlo ma di farlo crollare, distruggendolo nelle sue terribili fondamenta. Questa lettera è il mio "attentato", il mio tentativo vitale di far esplodere la gigantesca muraglia che ha imprigionato l'unica vera, immensa verità, che è stata cementata dentro di noi. Si, mio caro gemello, io sono un guerrigliero, un rivoluzionario, un terrorista, un dinamitardo, uno che usa l'esplosivo più dirompente di tutti i tempi, quello della vita. E la mia bomba vitale la faccio esplodere nelle tue mani, perché tu possa spedirla ad altre mani. La mia "terribile bomba" è un’arma che nessuno può fermare, perché la vita è un'esplosione incontrollabile, la vita distrugge ogni cosa. La si può storpiare, ferire, tormentare, soffocare, calunniare, denigrare, rendere miserabile, asfissiare, decapitare, torturare, ma alla fine, dopo che è esanime a terra, rinasce proprio dai suoi carnefici, dai suoi nemici più accaniti, e riprende vita da loro stessi continuando la corsa, dando scandalo di se, per la sua tremenda nudità che fa spavento e orrore a chi non ricorda più di essere stato la nudità in persona, la vita in persona. Il nemico della vita non ha più nudità, anche se è nato dalla vita stessa. Vuoi sapere chi è? Vuoi conoscere la sua faccia, il motivo perché ce l'ha tanto con la vita? Vuoi sapere come ha costretto la vita a vestirsi, con la forza dell'educazione a rendersi presentabile, a non farsi vedere tutta nuda, senza ritegno, a capire che non bisogna entrare nel mondo con ignorante nudità, ma con una bella presenza, un bell’abito forte, fatto su misura da chi sa come comportarsi, come insegnare con intelligenza, qual’è la regola giusta per piacere, per sedurre, per conquistare, un abito più confortevole possibile, che dia prestigio, onore, potere, regalità, dignità, comodità, sicurezza, signorilità, eleganza, per stare comodamente in passerella nel mondo.

 

Se non l'hai capito, i vestiti di cui parlo, sono il carattere di una persona, infiniti caratteri che sono il vestito che ognuno porta dentro dal momento che è stato privato della nudità. Tu gemello che carattere hai? Chiuso, introverso, schivo, asociale, solitario, timido, scontroso, irrequieto, nervoso, inquieto, tormentato, agitato, ansioso, malinconico, apprensivo, smanioso, turbolento, vivace, oppure calmo, quieto, fermo, paziente, tranquillo, sereno, estroverso, spontaneo, aperto, socievole, cordiale, affettuoso. Qual’è il tuo vestito? Ti ci specchi? Io credo di si, tu lo hai già individuato, perché sai come sei, ma non dici nulla, non ti fai vedere per quello che sei veramente, perché tu ti difendi, o non ti difendi, ti espandi nel mondo o ti chiudi nel tuo mondo. Nessuno mio caro gemello è tutto cattivo, come nessuno è tutto buono, perché ognuno è stato inquinato con vestiti, troppo stretti o troppo larghi, che impediscono alla vita di muoversi comodamente. E quanti vestiti mio caro gemello sono stati modellati sulla vita, infinitamente tanti, talmente tanti che hanno riempito gli armadi della storia della vita. Quando la nudità ignorante e ribelle nasce, ognuno la ricopre con l’abito che gli è stato tramandato, perché conosce solo quello che porta sulla pelle e cerca con le buone o le cattive di confezionarlo su misura per i figli. Il labirinto caratteriale dei vestiti impone alla vita di coprire se stessa, allontanandoci o avvicinandoci ad essa. Il neonato nasce libero, meravigliosamente libero, ma dopo la sua nascita si trova circondato da occhi, corpi, sensi che non sono i suoi, da un padre e una madre lontani anni luce da lui, che rimangono stupiti, meravigliati, estasiati, da tanto candore, da tanta misteriosa apparizione. Dai loro corpi, nudi di pudore, dal loro fondersi, si libera qualcosa di straordinario che ha un suo scopo, un unico intento. Il neonato, nudo e trasparente, ignaro di quello a cui va incontro, ha tutto, gli manca solo una cosa, deve imparare a conoscere, acquisire, per continuare il viaggio, continuare la corsa. Ma chi lo guarda, non sa niente di lui, non conosce il suo linguaggio, non sa da dove sia venuto, quale sia la forza che lo rende così autentico, così incredibilmente vitale. Troppo vitale, troppo vivace, troppo libero, bisogna addomesticarlo, renderlo obbediente alle regole del vestire nel mondo. E il neonato tutto questo non lo sa, perché ingenuo, meravigliosamente puro di corpo, di mente e di sensi, è una cosa sola, una fusione di purezza. Lui non sa niente della cultura, della religione, della scienza, della politica, della sociologia, dell'etica, della furbizia, del potere, del male, o del bene. Tutti i vestiti di questo mondo il neonato non li conosce, sa solo cos'è la nudità, e agisce in armonia con essa, ignorando il vestito che gli viene messo fin dalla nascita. Il neonato dovrebbe avere un padre e una madre come lui, per apprendere la conoscenza della vita, ma il mondo dei vestiti non è governato dall'amore e dalla conoscenza, come può dunque sperare di essere lasciato intatto, lindo, come la natura lo ha creato? Il suo diritto ad avere un corpo libero, nella completa vitalità di esprimersi, si manifesta attraverso il pianto, i suoi capricci, il silenzio, la ribellione, perché lui è tutto il pulsare del mondo, il pulsare dell'universo; ma deve soccombere, deve farlo con le buone o con le cattive, perché il mondo dei vestiti non conosce la vera natura di se stesso, il pulsare del tutto. I vestiti hanno paura di essere nudi, di ascoltare la terra, il fuoco, il vento e l’acqua che è dentro e intorno a loro. La vita non può sperare di essere lasciata in pace e di crescere in armonia perché nessuno sa esprimere la vita, nessuno si ricorda di ciò che ha dentro. Tutto il lottare per non essere vestiti, intrappolati dalla legge del vestire, deve per forza finire nell'arrendevolezza di accettare lo stato delle cose, di lasciarsi vestire ed educare perché non si ha il diritto alla libertà nuda e cruda. La tragedia della vita, mio caro gemello, è perpetuata dalla vita stessa che ha commesso un errore, l’errore più grande, pagato amaramente a caro prezzo.

 

La vita non è nata in un paradiso terrestre, in un ambiente d’armonia e pace, tutto quello regnava all’inizio del mondo era talmente bestiale e spaventoso da terrorizzare la vita, che doveva difendersi a modo suo attraverso un istinto, una pulsione misteriosa che gli permetteva di modificarsi, di proteggersi, con ogni tipo di difesa per cercare di sopravvivere, di portare avanti la propria specie. E pensare, mio caro gemello, che all'inizio la vita non era altro che microscopiche cellule vitali, tutte uguali, con la stessa forza, sconosciuta, all'interno. Qualcuno dice che questa viene da Dio, o che si è messa insieme per caso. Tu mio caro gemello a cosa credi? A Dio? O al caso? Se credi a Dio, forse non ti piacerà la mia visione, se credi al caso, forse non ti piacerà la mia visione; però non scappare, non chiudere lo sguardo verso di me perché potresti anche vedere le cose in maniera nuova, diversa da come te l’hanno raccontate fin da bambino. Io ho scritto questa lettera proprio per farti conoscere quello che nessuno ti ha mai detto sulla genesi dell'universo, sulla genesi della vita. E la mia genesi dell'universo è un po’ diversa dal pensiero dominante, che fa nascere l’universo con una grande esplosione dando forma a tutta la materia. Galassie, pianeti, soli, e per ultima la vita sulla terra. Io non faccio parte di questo modo di vedere la creazione, per me la genesi dell’universo è un’altra, come un’altra è la genesi della vita. E non bisogna guardare l’infinito per capire l’universo, perché sulla terra c'è tutto quello che c'è nell’infinito; il piccolo, il microscopico, è uguale al grande e al macroscopico, basta osservare attentamente quello che accade tutti i giorni in questo meraviglioso posto, per accorgersi che l’universo parla e ci dice che dobbiamo osservare e ricordare meglio senza farci dominare dalla realtà. Chi è troppo dentro la realtà non vedrà nulla, non sentirà nulla, chi invece non si farà dominare dalla realtà, vedrà se stesso, sentirà se stesso, ricorderà di essere l’universo stesso, il creatore, il Dio di ogni religione. Ti sembra assurdo? Ti sembra presuntuoso, arrogante, blasfemo, dirti che tu sei il Creatore, l’assoluto Dio, lo Spirito Universale espresso in tutte le credenze, che prega, implora l’aiuto, la salvezza, il perdono dei propri peccati. Sì mio caro gemello, sono venuto a dirti quello che nessuno ti dirà mai, e non pensare che io sia annebbiato da qualche pseudo-religione, io non ho più religione, cultura, morale, non ho più niente dei pensieri distorti del mondo. Non ci credi? Lo so che non ci credi, perché non è possibile, perché noi siamo figli di Dio, o figli del caso; e stai anche pensando che è pericoloso pensare di essere Dio, perché non ci fermeremmo più davanti a nessuno, e si farebbero atrocità più grandi di quanto l’uomo ne abbia mai fatte contro se stesso e contro i suoi simili. Hai ragione gemello, ma il cammino dell’universo non può essere fermato, bisogna dire la verità qualunque essa sia, perché per ricordare bisogna capire noi stessi e tutto quello che siamo stati, e continuiamo ad essere. La genesi di tutto nasce ogni istante, ogni minuto, ogni giorno, e la puoi vedere guardando un ciclone, un uragano, una conchiglia, un mulinello nell’acqua, un nodo nel legno; spirali che girano ruotano davanti a te chissà da quanto e non hanno mai catturato la tua attenzione. Ti consiglio di farlo, ti consiglio di confrontarle con un libro di astronomia, e poi metti vicino un fotografia di una galassia, con quella di un uragano, guarda bene, attentamente, e scoprirai che sono uguali. Hai notato? Hai guardato com’è stupefacente la somiglianza? Perché gemello? Perché sono perfettamente identiche? Eppure noi siamo qui, lontani dal firmamento, lontani anni luce da una galassia. Come mai allora le spirali che danno movimento a un uragano sono così perfettamente uguali alle spirali di una galassia? Medita mio caro gemello, medita per favore, perché la chiave della creazione è sulla terra, perché è sulla terra quello che cerchiamo, quello che siamo venuti a cercare affannosamente. Che cos'è che cerchiamo?

 

Tu non sai ancora quello che stai cercando, perché sei troppo confuso, sei troppo intento a costruirti il futuro con le risorse che hai. Noi, gemello, siamo tutti delle possibilità, dei tentativi dell’Universo per concepire, "vestire", se stesso. Quante volte ti è capitato, ad esempio, di vedere un mulinello, grande o piccolo che sia? Quel mulinello che hai visto è la creazione ridotta di come da due onde si forma e nasce una galassia. Troppo semplice? Ti sembra non corrispondente a quello che ti hanno raccontato? Beh, allora ti chiedo un favore, ce l’hai uno specchio in casa? Uno specchio dove puoi vedere il tuo corpo tutto intero? Se ce l’hai, vai davanti allo specchio, e allarga le gambe, poi alza le braccia e allargale come hai fatto con le gambe, e vedrai che tu assomigli a qualcosa, qualcosa che ha un centro solare, due braccia e due gambe che partono da un centro vitale. Prova a guardarti attentamente allo specchio e avrai una sorpresa, se sei un osservatore attento. Se non hai capito niente guarda se in casa hai un libro raffigurante il celebre disegno di Leonardo da Vinci..., c’è un uomo dentro un quadrato e un cerchio. Scoprirai di assomigliare ad un mulinello ma anche ad una grande, immensa spirale di una galassia. Non ci credi? Pensi che ti abbia detto una sciocchezza? Se non lo pensi vorrei continuare la mia lettera facendoti entrare dentro te stesso, e non devi aver timore, non c’è niente da temere, perché voglio aiutarti, liberarti dalle tue paure. Non ci credi, vero? Tu pensi che nessuno può cambiarti, perché sei fatto come sei fatto, con i tuoi difetti e i tuoi pregi. Un miscuglio di bene e di male che si intrecciano tra loro, nella tua mente, dando vita a pensieri positivi o negativi, con azioni che vanno incontro al mondo, o contro il mondo. Io, gemello, sono venuto a dirti che la tua vita non è inutile, non sei uno sfigato, un perdente che odia se stesso perché viene sempre fregato, perché gli altri se ne approfittano della sua troppa bontà e ingenuità. Tu ti arrabbi con te stesso, e ti senti scemo, idiota, un imbranato che non impara mai la lezione,di farsi gli affari suoi come fa la gente furba, intelligente, che se ne frega del prossimo, perché così vive meglio, senza troppi problemi. Tu, invece, te ne fai tanti, perché tu sei diverso da chi ha perso la sensibilità della vita, e si alza al mattino con una bella corazza, dura, arrogante, astuta, che lo difende dalle intemperie del Mondo. Questo Mondo è a sua immagine e somiglianza, perché è lui che l’ha costruito, è lui il padrone del Mondo, e ci vive bene, lottando ogni giorno con la violenza o con l’astuzia per accaparrarsi più potere, per scalare le gerarchie degli esseri corazzati, dei più scaltri che stanno sopra di lui, dal capo ufficio, al direttore, al presidente, a chi possiede tutti i soldi e tutto il potere (le aspirazioni della corazza). Chi è corazzato, totalmente corazzato, non sente più il fluire della vita, perché è stato ucciso, ferito, torturato, soffocato. Il vestito che gli hanno messo addosso ha messo a tacere la vita, il neonato puro che lui era. La corazza rappresenta il grande errore che abbiamo commesso. È la nostra salvezza ma anche la nostra prigione; perché, mio caro gemello, se in questo momento ti togliessero la corazza tu impazziresti per il dolore e la sofferenza, il mondo ti entrerebbe dentro e non sapresti resistere al grande inferno, allo sconvolgimento emozionale che spazzerebbe via il tuo io, la tua ragione, la tua intelligenza; perché l'emozione, il panico, inonderebbero di terrore il tuo corpo, la tua mente. Tutta la tua storia emozionale, che hai dovuto godere o subire, si mescolerebbe a tutta la storia del Mondo, che ti entrerebbe inesorabilmente dentro e tu non potresti fare niente per impedirlo, poiché non ci sarebbero più le barriere caratteriali che ti difendono dal Mondo. Come faccio a saperlo? Come faccio a sapere che tu impazziresti? Io lo so, mio caro gemello, perché mi sono tolto la corazza da solo, e tutto mi è entrato dentro, tutto è diventato terrore, è successo quello che gli psichiatri chiamano “catatonia”, ovvero sentirsi paralizzati nel corpo e nella mente, perché la paura paralizza, la paura terrorizza. Tu conosci la paura? Il panico? Se sì, moltiplicala per un milione di volte e saprai quanto io ho dovuto combattere per varcare la grande porta, la porta dove ogni cosa è se stessa e risplende di luce propria diventando come un fotone solitario che si ricongiunge alla grande luce, al grande oceano di luce che nessuno vede, nessuno fa accendere dentro di se. Noi, mio caro gemello, siamo al buio, un grande buio che fa immaginare molte cose, cose terribili, mostri e demoni che abbiamo materializzato nella nostra memoria, che ci perseguitano, ci tormentano, si nutrono di noi perché anche loro devono vivere, devono sopravvivere, come un virus virtuale che ha tutte le parole del mondo per trasformarsi, per ingannarci con pensieri distorti che hanno creato compartimenti stagni, di schemi mentali che si sono murati, barricati nella propria idea di vedere il mondo, di procurarsi la materialità, di sopravvivere, di godere, di mangiare, di dominare per averla, per possederla, attaccarla alla propria pelle, al proprio controllo, e tenerla schiava per soddisfare i nostri istinti naturali.

 

E tutte le nostre idee e la nostra intelligenza mio caro gemello, devono fare i conti con le pulsioni, di piacere, desiderio, paura, rabbia, dolore, perché il neonato prova tutto questo, la vita prova tutto questo. Ma se alla vita viene negato il desiderio di sciogliersi verso il piacere questa non sarà più la stessa, non sarà più libera di espandersi e contrarsi liberamente, perché la paura del piacere e del desiderio porta all’odio e al corazzamento del corpo al piacere di espandersi, al piacere di liberare la propria energia, al desiderio di fondersi con un’altra vita. La paura agisce sul fondo di ogni reazione di rabbia che ha la generale funzione di venire a capo delle situazioni pericolose per la vita, o di eliminarle. Il dolore invece esprime la perdita di un contatto consueto, ad esempio di un parente o amico. Il desiderio, la tensione, esprimono il bisogno naturale di contatto con un altro corpo vitale per fondersi con esso. Nessuno mio caro gemello è senza corazza, perché chi è senza corazza non potrebbe vivere in questo mondo, perché sarebbe solo, completamente solo, non lo capirebbe nessuno, non saprebbe con chi parlare perché i suoi pensieri, il suo linguaggio sarebbero una minaccia, un pericolo pubblico, una catastrofe per questo posto. Te lo dimostra il fatto che tutti quelli che hanno portato avanti un barlume di vita, sono stati perseguitati. E quante vite, che cercavano di capire se stesse e il mondo, sono state rese pazze, folli, imprigionate per eresia, perché avevano sfidato il pensiero distorto. Il pensiero distorto vive dentro ognuno di noi, vive in ogni organizzazione sociale che l’uomo ha creato, con compartimenti stagni di comportamento e di pensiero, che ebbero inizio in clan primitivi di tipo matriarcale o di tipo patriarcale. Il nostro errore è nato e si è sviluppato in queste comunità di esseri che dovevano fare i conti con l'ambiente di terrore e bestialità, difendendosi da tutto e da tutti. Il pensiero distorto ha fatto la sua comparsa nel momento in cui sono state represse le basi emozionali dell’uomo, in cui si ha stigmatizzato il libero compimento delle proprie pulsioni di piacere. Perché la vita deve amare liberamente, godere liberamente, lavorare liberamente, conoscere liberamente. Se qualcuno la inibisce, la spaventa, la terrorizza, la picchia, la vita farà come la tartaruga che si chiude in se stessa, nel suo guscio, perché ha paura di uscire, di espandersi all’esterno. E se si continua a punzecchiarla, spaventarla con tutti i mezzi dell’educazione coercitiva, la povera, libera, vita perderà la sua elasticità spontanea e ridurrà la sua capacità di espansione vitale. E’ come costringere con la forza un animale abituato a percorrere migliaia di chilometri nei grandi spazi della savana a vivere in una gabbia, che l’uomo “intelligente e civile” ha costruito per andare a vedere il suo passato, la sua origine animale. Questo animale libero messo dietro le sbarre di una prigione, è la metafora tragica della nostra vita, perché in realtà la natura è rimasta intatta, libera nelle sue funzioni vitali, non si vergogna di essere nuda, non si nasconde per fare i suoi bisogni corporei, non si nasconde quando deve fare l’amore, la vita naturale fa tutto alla luce del sole, fa tutto sotto il cielo stellato della notte. La vita corazzata, invece, fa tutto di nascosto, la chiamano “privacy”, la chiamano intimità, lo chiamano pudore, stare rinchiusi in un gabinetto, rinchiusi in una stanza a fare l’amore, vergogna di masturbarsi, di scoreggiare davanti a tutti, di urinare davanti a tutti, di defecare davanti a tutti, perché è vietato dalla legge, e si viene multati o messi in carcere se si offende la morale comune, e non verrebbe in mente a nessuno di fare l’amore dentro i giardini pubblici della propria città, o nella via principale di una grande città all’ora di punta. Tutto questo e impensabile, dentro il palcoscenico umano, l’amplesso fra due bambini, due adolescenti o due adulti sembrerebbe osceno, qualcosa di assolutamente insopportabile a vedersi. Fuori invece, sotto il sole o sotto lo scintillio delle stelle, nessuno si scandalizza, nessuno reagisce malamente alla vista dell’amplesso di due animali.

 

Noi, gemello, non rabbrividiamo alla vista di leoni, scimmie, cavalli, pesci o di altri animali mentre si congiungono. Possiamo essere intimoriti, emotivamente scossi, ma non abbiamo alcuna reazione sudicia e moralistica. E’ così, mio gemello, che opera la natura, nessuno si nasconde, tutto avviene come fosse la prima volta, e nessuno recita. Noi invece abbiamo costruito un gigantesco teatro, dove rappresentiamo noi stessi in modo distorto, innaturale, assolutamente lontanissimo da tutto quello che succede fuori dal teatro,nella vita vera; dove la natura, fin dall'inizio imperterrita, si comporta alla stessa maniera. Ma noi non siamo più la natura, mio caro gemello, non ci comportiamo più come lei; gli atti, i gesti semplici e spontanei della vita sono diventati la nostra tragedia più grande, il nostro palcoscenico quotidiano, e paghiamo il biglietto per vedere come siamo fatti, affollandoci nella sala di un teatro per vedere rappresentata la nostra goffaggine, la nostra idiozia, le nostre storie d’amore gaie, o tragiche o pornografiche, con il pubblico che applaude, ride, piange, sghignazza a crepapelle, o ringhia in una smorfia di fastidiosa irrequietezza, disagio di chi non accetta la sua farsa, la sua commedia. E’ difficile ironizzare, ridere della propria esistenza, è difficile accettarsi per quello che si è, è difficile ogni giorno nascondere noi stessi con una bella recitazione senza applausi. La valigia dell’attore, mio caro gemello, ha tutti gli strumenti necessari per truccarlo, per renderlo presentabile al pubblico e inscenare uno spettacolo. Tutti in questo posto hanno una valigia, dentro questa valigia c’è tutta la nostra storia di trucchi per ingannare il prossimo e portarlo verso di noi, alla nostra attenzione, perché noi abbiamo bisogno di mangiare, di godere,d'amore, di sentirci importanti, di protezione, di allegria, abbiamo bisogno di sentirci in compagnia, di parlare, fare due chiacchiere, abbiamo bisogno d’amicizia per confidare i nostri segreti più intimi, abbiamo bisogno di tranquillità, di emozioni, di coccole, di carezze, di abbracci tanto intensi da toglierci il respiro, abbiamo bisogno di una persona che ci comprenda fino in fondo, abbiamo bisogno di sentirci vivi, di sentirci belli, attraenti, abbiamo bisogno d’aiuto perché non ce la facciamo più, siamo stanchi, stufi, annoiati, depressi, nervosi, angosciati, vediamo tutto nero, non vediamo più via d’uscita, e pensiamo alla morte, pensiamo di sparire, di farla finita con un colpo di pistola, col tubo del gas, perché la vita fa schifo, la vita è un inferno, la vita è un tormento. E tu, gemello, che valigia hai, cosa c’è dentro? Con quali trucchi difendi te stesso? attiri il prossimo a seguirti, a fidarti di te? Lo fai con lealtà, o adoperi l’inganno, la falsità per ottenere il tuo scopo? Sporco gioco o onesto gioco di dire la verità, nient’altro che la verità? Qualunque cosa tu faccia, io non voglio dirti come devi vivere la tua vita, quello è affar tuo, ma quello che mi sento di dirti è che tu hai un compito, un grande compito, perché  sei venuto da lontano, da molto lontano, sei venuto dall’universo. Non ci credi? Io piango quando ti guardo, perché so chi sei, e so da dove vieni e perché sei qui. Io so perché la vita ha preso forma in questa terra cullata dal nulla. Io e te siamo uguali, tu sei me, io sono te, come tutta la vita che è passata sulla terra, qualunque essa fosse; tutto quello che vedi in realtà è una cosa sola, un’energia sola che si è creata miliardi di possibilità, di tentativi, per uno scopo ben preciso. Uno scopo che è stato distorto dai nostri pensieri, dal nostro bisogno disperato di capire chi siamo, da dove veniamo e dove stiamo andando. E tu, mio caro gemello sei speciale, un essere davvero unico, tu non lo sai ancora perché non riesci a dare un senso alla tua vita. Questo senso è la cosa più difficile e introvabile da cogliere, perché all’inizio noi non sapevamo niente, non conoscevamo niente, ma quello che abbiamo dentro conosceva tutto, non aveva parola, non aveva il pensiero, non aveva l’intelligenza. Ma chi ha creato il cervello, l’organo più meraviglioso dell’universo, doveva per forza essere più intelligente del cervello stesso.

 

Quindi gemello, che cos’è la nostra intelligenza di fronte a qualcosa che all’inizio non aveva occhi per vedere, orecchie per sentire, naso per odorare, mani per tastare, cervello per pensare e tutti i sensi che hai tu, che ho io, e tutta la vita che ti pulsa attorno? La vita quindi, non ha avuto bisogno del cervello per svilupparsi poiché dentro di lei c’è Dio che sta camminando, cercando di formare lo strumento per percepirsi e percepire la realtà. Perché tutto questo, gemello? Perché una cellula informe si è prodigata tanto per costruire tutto questo? Qual’è il senso di questa corsa? qual’è la ragione profonda che l’ha spinta a creare miliardi di vite? una diversa dall’altra, che si uccidevano tra loro per sopravvivere? Sopravvivere a che cosa? Uccidere per quale scopo? Spargere tanto sangue per quale motivo? Io conosco la risposta, il perché siamo qui, e voglio dirtelo, voglio che anche tu lo sappia. La vita deve allontanarsi dagli spargimenti di sangue, dall’orrore di un passato che scorre ancora nelle nostre vene e dilaga la sua ferocia come sempre. L’uno contro l’altro, senza pietà; l’uno contro l’altro ci siamo uccisi perché volevamo riempire il nostro stomaco, liberarci dalla fame per continuare a vivere. E lo abbiamo fatto contro tutto e tutti, perché non conoscevamo noi stessi e non conoscevamo i nostri compagni di viaggio che avevamo intorno. Eppure tutt’intorno l’universo ci parlava, ci parla da sempre, ci invia il suo messaggio uniforme in ogni luogo. Vuole che noi ricordiamo, vuole che noi ascoltiamo il nostro vero io senza aver paura, perché dobbiamo ritornare a casa, dobbiamo ritornare ad essere tutt’uno con noi stessi, perché l’errore che abbiamo commesso è stato quello di reprimere le nostre pulsioni primarie di espanderci naturalmente nell’amore e di sentirsi in contatto con noi stessi e tutto ciò che ci circonda. Ci siamo separati dall’immenso spazio cosmico, abbiamo messo un muro tra noi e la vita immensa, e dietro questo muro immaginiamo, creiamo, fantastichiamo su che cosa ci sia al di là. I nostri pensieri nascono dal muro stesso, dalla nostra rigidità che si è manifestata nel momento in cui abbiamo represso l’atto sessuale primitivo come difesa nei confronti dei nostri rivali. Il coprire l’oggetto del nostro desiderio, nasconderlo agli occhi di tutti per soddisfare il nostro possesso individuale di godere, di essere il padrone della nostra compagna, ha fatto sì che in noi nascesse un sentimento nuovo, un primitivo mattone che ha segnato la nostra storia. Vediamo ancora oggi quali conseguenze produce su di noi quel mattone, quando vogliamo che la nostra compagna non si vesta in un certo modo, non dia spettacolo del suo corpo, perché se no attirerebbe la tentazione dei rivali uomini. E oggi come allora il maschio deve proteggere l’oggetto del desiderio, se può lo nasconde, se può la costringe a non uscire, se può la costringe a vestire in maniera adeguata senza provocazioni gratuite. Le sfumature della gelosia sono infinite, ce l’hai davanti agli occhi cosa si fa per una donna o per un uomo. E quali tragedie immani si sono perpetrate nel difendere l’oggetto del proprio desiderio, cose terribili, atti piccoli o mostruosi di ossessioni che nascevano da un denominatore comune di sottomissione al proprio godere, al proprio bisogno di scaricare l’orgasmo, il piacere, il bisogno primario di fondersi con un altro essere, un altro corpo. E la nostra tragedia è nata reprimendo i nostri impulsi primari, sostituendoli con impulsi secondari. Per impulsi primari, mio caro gemello, mi riferisco alle pulsioni libere che un neonato esprime nel ridere, piangere, urlare, gridare, arrabbiarsi, tutto in frazioni temporali brevi, tutte cose che un grande non può fare, non può assolutamente esprimere essendo imprigionato in una struttura caratteriale che è il frutto della contrazione del suo corpo, del suo organismo vitale che è stato condizionato in un comportamento sostitutivo, per incapacità di liberare le sue emozioni. Ecco perché uno si sente bloccato, represso, introverso, irrequieto, agitato, ansioso, pieno di rabbia, colmo di dolore, di odio, di gelosia, di sofferenza, di frustrazione, d’invidia, d’angoscia.

 

Tutte queste sensazioni dolorose hanno una ragione profonda, una causa da ricercare dentro di noi, perché tutte scaturiscono dalla nostra incapacità di esprimerci naturalmente, di liberare la vita imprigionata, repressa, soffocata e riportarla alle sue origini primarie. Chi vive questi stati d’animo non può essere in contatto con la vita, perché non conosce niente della vita, è murato vivo, si sente in galera, prigioniero di qualcosa che non sa spiegare, qualcosa che lo frena e gli impedisce di sciogliersi. L’angoscia e il piacere sono in antitesi, se la vita è repressa, il piacere diventa irraggiungibile, sconosciuto, come uno specchio tentatore che mette a dura prova le nostre resistenze a non raggiungere il pieno orgasmo delle proprio pulsioni. Si rimane nella terribile sensazione di esplodere prima o poi all’esterno, si rimane nella terribile sensazione di esplodere prima o poi all’esterno, come una pentola a pressione o un vulcano che scarica la sua energia per ottenere con la rabbia e l’aggressività quello che manca. E quel vapore, quel calore, mio caro gemello, quando rimangono per lungo tempo dentro di noi possono causare dei guai tremendi, dei massacri orribili, inspiegabili, assurdi per chi non conosce il funzionamento della vita. E poi nella nostra infinita ignoranza diciamo che era una brava persona, gentile, educata, taciturna ma a posto, e non si sarebbe mai pensato che potesse squartare, fare a pezzi il padre, la madre, il fratello, l’amico, la sorella, lo zio, la fidanzata, il datore di lavoro, o stuprare una donna per strada, violentare un bambino, massacrare venti persone con una bomba, con un mitra, uccidere a sangue freddo chirurgicamente come un serial killer, uno che lavora, paga le tasse, va a votare; un perfetto cittadino esemplare rispettoso delle leggi dell’apparente civile convivenza. Se vuoi capire cosa sia tutta questa violenza che regna in questo inferno devi guardare la tua origine, il tuo passato, e tu lo puoi guardare in tuo figlio, nel figlio del tuo vicino di casa, del tuo amico, di tua sorella, di tuo fratello, ma anche nel figlio del peggiore dei tuoi nemici, nel figlio di un mafioso, di un assassino, di uno stupratore, di un pedofilo, di un maniaco, di un drogato, di un alcolizzato, di un omosessuale. Devi guardare! Devi guardare! Non fermarti, guarda ogni neonato di tutta questa gente, guardala attentamente, e devi dire a te stesso la verità. Posso specchiarmi nei suoi occhi trasparenti? Posso specchiarmi nella sua ingenuità trasparente? Posso specchiarmi nel suo sorriso trasparente? Posso specchiarmi nella sua voce trasparente? Posso specchiarmi nel suo sguardo dolce e trasparente? Posso specchiarmi nel suo corpo trasparente? Guarda! Guarda mio caro gemello! Osserva attentamente, contempla attentamente, tu puoi farlo? Tu puoi metterti al suo livello? Puoi identificarti con lui? Puoi farlo? Sai già la risposta, sai già che non puoi farlo, sai già che è impossibile, la cosa più impossibile da realizzare, perché quello che stai guardando non ti appartiene più, quello che sei diventato è solo una brutta copia, e l’originale lo puoi solo guardare in quelle fotografie ingiallite che ogni tanto tiri fuori per farle vedere agli amici, oppure in quei vecchi filmati che ti divertono tanto e ti rendono malinconico quando si chiude lo schermo sul tuo passato, sul tuo paradiso perduto, perché tu non sei più lo stesso, non puoi ritornare indietro, dove un nonnulla ti rendeva espressivo. Ti divertivi con poco, ti bastava un giocattolo da smontare, una bambola per giocare, un pallone per gioire, correre, cadere a terra per poi rialzarti e correre ancora, rincorrere la palla fino allo sfinimento totale, per ricominciare il giorno dopo con lo stesso entusiasmo e la stessa voglia infinita di pulsare contro tutto e contro tutti. Tu non puoi più farlo, perché tu sei diverso, sei un’altra cosa, sei qualcosa d’indecifrabile, di tremendamente complicato, tanto complicato che non riesci più a venire a capo della tua vita. Perché hai reso tutto più difficile, ti sei allontanato dalla purezza, dal paradiso che hai tramutato in un sogno, una leggenda tramandata di generazione in generazione. La tua esistenza poteva essere libera, incandescente di vita, e invece hai soffocato la vita con le tue stesse mani.

 

Avevi tutta la libertà emozionale per creare un immenso paradiso sulla terra. E invece? Hai manifestato solo la tua miseria emozionale, un inferno a perdita d’occhio di esseri che corrono chissà dove senza sapere chi sono, che cosa ci stanno a fare qui, e dove stanno correndo con tanta frenetica fretta. Nessuno sa dove sta andando, perché nessuno ha cercato nel posto giusto, nel posto dove trovare la risposta ai propri problemi. E chi può insegnarci la rotta, la via per interrompere la nostra follia che ci porterà solo alla rovina? Chi è il nostro salvatore, il nostro punto di riferimento, il nostro valore più alto, più autentico e vero dove trovare insegnamento, trovare tutto il necessario bagaglio per partire per un nuovo viaggio, un nuovo orizzonte, pulito, armonioso. Chi è questo saggio, questo guru, questo sapientone, chi è questo scienziato che sa tutto, chi è questo messia redentore, chi è questo professore, educatore, psicologo che vuole curare il nostro cervello bacato, chi è questo capo, imperatore, politico, chi è questo Dio, essere supremo che può capire come siamo e quali sono i nostri pensieri e le nostre più nascoste paure, angosce, terrori coscienti che non ci fanno dormire e non ci fanno vivere? "Io sono la vita e la resurrezione, chi crederà in me vivrà in eterno". Tu ci credi gemello? Credi in questo gemello? Se ci avessi creduto, ti saresti salvato dalla morte del corpo e dei sensi perché avresti ascoltato tuo figlio, tua figlia, la vita che nasceva incredibilmente dentro te stesso, da te stesso. Tu potevi rinascere ogni volta, tu potevi interrompere la catena, spezzarla, ma non l’hai fatto, perché non capivi la vita, non sapevi ascoltare cosa aveva da dirti. Parlavi solo tu, insegnavi solo tu, ma il tuo parlare il tuo insegnare non diceva la verità, come stavano realmente le cose in questo posto. Tu non dicevi la verità, non parlavi chiaro e trasparente, ti nascondevi, eri imbarazzato per tutti quei perché curiosi che tuo figlio ti buttava addosso. E tu, con arrogante potere, rispondevi che era troppo piccolo per capire, dicevi che doveva smetterla con tutti quei fiumi di perché, sostenevi che era ora di mangiare, di dormire, di lavarsi i denti, di pregare, di andare a scuola, di fare colazione; era ora che doveva piantarla d’insistere, era ora di metterlo davanti al televisore, era ora di farlo andare nella sua stanza, era ora di metterlo in castigo, era ora di andare a giocare perché i suoi amici lo stavano aspettando. Quante scuse mio caro gemello, per sfuggire all’incalzare della vita che vuole solo onestà e trasparenza, incondizionato amore per imparare a conoscere il posto dove è nata. E tu, gemello, come è stato il tuo ingresso in questo posto? Come è stata la tua infanzia? Bella e spensierata, o brutta e terribile? Io non so come è stata la tua vita, anche perché ognuno ha la sua storia personale, il suo vissuto che si porta dentro, che lo accompagnerà fino a quando lascerà questo posto, per ritornare da dove è venuto. Pensi che dopo la morte ci sia il “nulla”? Io invece ti dico che non finisce la tua storia, perché tu sei una grande cosa, un grande progetto, un grande disegno. E questo disegno ha bisogno di te per essere portato avanti, perché ce l’hai dentro, ce l’hai proprio dentro di te. Io lo so, mio caro gemello, e ti posso assicurare che è il disegno più grande che tu abbia mai osservato. Tu sei il protagonista di questo disegno, sei l’artefice principale che lo può portare avanti o fermare, dipende da te, dipende proprio da te. Ce l’hai dentro da molto tempo, prima ancora che nascessi, perché tu non hai tempo, tu non hai età, perché tu non sei solo un uomo o una donna che sono stati concepiti dall’unione di due corpi. Figli di un padre e una madre, è questo che tu pensi, e questo che tutti pensano di se quando vengono concepiti. Ma non è così mio caro gemello, la verità è molto più grande, immensamente grandiosa, perché quello che è accaduto sulla terra non è stato il frutto di un caso, non è stato l’opera di un padre celeste che ha creato i suoi figli nel paradiso terrestre, e poi li ha puniti perché hanno disubbidito al suo volere. L’idea di Dio e del diavolo, mio caro gemello, fanno parte della nostra tragedia.

 

Ogni vita che nasce non conosce né Dio né diavolo, come puoi pensare che un essere così puro, ingenuo e trasparente possa fare del male a qualcuno? A meno che qualcuno di tanto distorto e malvagio glie lo insegna, distruggendo in lui le basi emozionali che lo rendono così puro. L’idea di Dio e del diavolo mio caro gemello, sono comparse nella nostra mente perché abbiamo scisso la nostra natura, rendendola schiava di due pulsioni che lottano fra loro per emergere con gesti e movimenti che non hanno più la spontaneità di quello che un neonato esprime. Dio, dunque, rappresenta tutto quello che c’è di più spontaneo e puro, il diavolo invece è tutto ciò che è sadico, distorto, è il male assoluto, personificato nella ben nota creazione dell’inferno del pensiero cristiano e cosi splendidamente incarnato nella figura di Mefistofele. L’uomo, mio caro gemello, ha sentito il male come tentatore. Chiediti perché non potresti pensare a Dio come tentatore. Chiediti anche se il diavolo rappresenta la natura distorta, e Dio la natura originaria, vera. Perché l’uomo si sente tanto attratto verso il diavolo invece che verso Dio? Perché succede questo, perché si fa il grande sforzo, eternamente frustrante, di redimere l’uomo dal peccato, dalla tentazione del diavolo, se la bellezza, l’armonia, la potenza divina che accresce e valorizza la vita è postulata in modo così ovvio e convincente? La risposta che ti do io è che il diavolo tentatore è così agevole da seguire perché rappresenta gli impulsi secondari, che sono tanto accessibili, Dio invece è così noioso e distante perché rappresenta il nucleo vitale della vita, che è stata resa inaccessibile dalla corazza. Perciò Dio, mio caro gemello, è la grande meta irraggiungibile, mentre il diavolo è la realtà onnipresente che tutto inghiotte. Mio caro gemello affinché si possa rendere Dio una realtà vivente la corazza deve essere distrutta, e deve essere, inoltre, fermamente e praticamente affermata l’identità della vita originaria, del diavolo e della vita distorta. Purtroppo Dio è il processo vitale che non trova in alcun altro luogo espressione se non nel movimento libero e trasparente del neonato. Una volta che è bloccato, represso questo accesso a Dio come naturale pulsione, solo il diavolo può regnare. E come regna! Come è tragico e colossale il nostro errore, questa ricerca senza fine dell’inaccessibile esperienza di Dio, che si risolve nell’approdo fatalmente irrevocabile al "regno corrotto del diavolo"! Dio inteso come la rappresentazione delle forze naturali della vita, dell’energia pura e vitale del neonato; e il diavolo, inteso come la rappresentazione della perversione e della distorsione di questa forza vitale che ci appartiene ma non riusciamo più a esprimere e a capire, poiché l’abbiamo allontanata da noi, come un regno non di questo mondo, trascendente, al di sopra di noi, un paradiso, un nirvana, un sogno, un’illusione, una tragica visione della vita che negava la realtà terrena per trovare pace e armonia "nell’al di la". Questa nostra distorta visione che paradiso, inferno e purgatorio siano dell’altro Mondo, fa parte della nostra tragedia di non sentire più i processi vitali come un animale senza corazza. Ma il paradiso è dentro di noi, l’inferno è dentro di noi, il purgatorio è dentro di noi. E lo sai perché? Perché per arrivare al paradiso bisogna fare i conti con la corazza e il pensiero distorto, l’unico vero grande nemico della nostra vita, e bisogna fare i conti con noi stessi. Non bisogna scappare più, non bisogna fuggire più da noi stessi, occorre smettere di proclamare nuovi programmi e nuove piattaforme politiche. Tu mio caro gemello non hai fatto che fuggire da te stesso, da quando hai cominciato ad essere consapevole della tua miseria emozionale e a desiderare la libertà. Hai proclamato quindi un programma dopo l’altro, e li hai fatti fallire miseramente. La colpa però non è da imputare ai programmi, bensì al tuo atteggiamento di fuga verso la loro autentica realizzazione.

 

Tutti i nostri importanti movimenti religiosi o sociali sono stati inizialmente razionali, ma ciascuno di essi prima o poi fallisce o degenera, sviluppando in tale processo una maggiore o minore quantità di crudeltà. Ogni nuovo movimento addossa a qualcun altro la colpa della miseria dell’uomo. Tu Cristiano incolpi gli Ebrei, e tu Ebreo incolpi il Cristiano, tu cattolico incolpi i protestanti, e tu protestante incolpi il cattolico, tu ortodosso incolpi il cattolico e loro incolpano te, tu borghese incolpi il monarca, l’imperatore, e tu re imperatore incolpi il borghese, tu fascista incolpi il comunista e tu comunista incolpi il fascista, tu progressista incolpi il conservatore e tu conservatore incolpi il progressista, tu politico incolpi i giudici e tu giudice incolpi i politici, tu imprenditore incolpi i sindacati e tu sindacato incolpi l’imprenditore, tu governo incolpi l’opposizione e tu opposizione incolpi il governo, tu razzista incolpi il negro e tu negro incolpi il razzista, tu figlio incolpi tuo padre e tu padre incolpi tuo figlio, tu maschio incolpi la femmina, tu femmina incolpi il maschio. Non credi gemello che sia venuto il momento di smetterla di addossare la colpa agli altri? Non credi che sia arrivata l’ora della verità, di cercare il denominatore comune di tutto questo olocausto del pensiero distorto. È tempo di risalire all’origine di tutti gli eccellenti tentativi attuati nei programmi o nelle ideologie politiche. E, credimi, mio caro gemello, quando ti dico che il denominatore comune di tutti questi crudeli fallimenti sei tu stesso, in quanto ti sei separato dalla tua natura, dalla tua vita, dal tuo paradiso che è diventato una leggenda, che hai tramandato ai quattro venti, il vello d’oro, il Santo Graal, il giardino dell’Eden. Quanta fantasia, quanta immaginazione, quanto sforzo immane mio caro gemello, quanto tempo incommensurabile è passato per cercare di raccontare, tentare di focalizzare, materializzare un qualcosa di tanto misterioso e incantato che ti faceva paura, ti faceva terrore. E quanti pensieri per trovare la via d’uscita, quante parole sulla carta hai inciso per raccontare la storia infinita con i suoi mostri spaventosi che impediscono di raggiungere il premio più ambito, l’eterno desiderio del ritorno alla propria origine, ritorno al grembo materno, ritorno alla buona terra da cui si è venuti, ritorno alla purezza, al candore, alla bontà, all’Amore Universale che ci faccia vivere felici e contenti per sempre. Ma dov’è la felicità, dov’è la pace, dov’è l'armonia, mio caro gemello; dov’è la verità della tua esistenza, dov’è la verità della tua vita? Non sai rispondere vero? Il perché si nasce, si vive e poi si muore non sai proprio spiegartelo, non sai spiegarti perché Dio permetta che esistano le guerre, esista la fame, esista la violenza, esista la crudeltà, esista il dolore e la sofferenza, esistano i carnefici e gli assassini. Tu non sai spiegarti perché Dio non interviene su un bambino malformato, su un bambino mongoloide, su un bambino spastico, su un bambino che dovrà stare inchiodato su una sedia a rotelle per tutta la vita. Perché?!? Perché?!? cosa ha fatto un bambino innocente per meritarsi l’inferno, perché Dio non interviene, perché Dio permette tutto questo? Chissà quante volte te lo sei chiesto, chissà quante volte hai pregato perché intervenisse nella tua vita, nel tuo dolore, nella tua sofferenza. Ed io ho scritto in questa lettera quella risposta, per mettere ordine nei tuoi pensieri, mettere serenità nella tua anima, mettere forza nella tua vita, per andare avanti, per continuare ad alzarti ogni mattina con uno spirito nuovo, una visione nuova che ti possa aiutare ad uscire dalla confusione, dal tormento, dall’ansia di vivere, di non farcela perché non ne puoi più del mondo, non ne puoi più di essere fregato, umiliato, fatto a pezzi nell’anima, non ne puoi più di buttare giù bicchieri di vino o di alcool per sentirti più forte più sicuro, di non sentire più la voce che ti dice che sei tutto sbagliato, che sei un idiota, uno scemo, un coglione patentato che non sa vivere, non sa stare al mondo. Ma tu non sei un idiota, non sei uno scemo, non sei un coglione mio caro gemello, non lo sei, non lo sei perché tu vieni da lontano, da molto lontano, e la tua vita è più importante di quanto tu creda, e se tu pensi che non sei nessuno, non sei un cazzo di nessuno in questo cazzo di mondo, io sono venuto a dirti che ti sbagli, ti sbagli di grosso, e tu puoi continuare a fare tutto quello che vuoi, ma io ti dico che tu sei la cosa più grande e più meravigliosa che esista. Non ci credi?

 

Tu credi che le mie parole sono tutte stronzate retoriche, non è così? Io invece continuo nel dirti che la tua vita è importante, perché tu sei un tentativo, un grande tentativo, tu sei una possibilità, una grande possibilità; se tu ti butti via ogni giorno tutto si ferma, se tu provi invidia tutto si ferma, se tu provi rancore tutto si ferma, se tu provi odio tutto si ferma; se invece tu tenti di volerti un po’ di bene, tutto può accadere, tutto può essere possibile. Perché, mio caro gemello, non devi credere che tutto finisce qui. Non puoi pensare che siamo nati per caso, non puoi pensare che siamo nati da un Dio che ci ha messo qui e poi ci ha punito facendoci soffrire le pene dell’inferno. Tu puoi pensarla come vuoi, ma io sono venuto a dirti che non è così; la ragione della nostra vita non è quello di essere figli di qualcuno, o di essere il frutto del caso, c’è molto di più di tutto questo, c’è una ragione più grande, un disegno più grande. E non sperare che qualcuno possa venirci a salvare, qualcuno possa venire a tirarci fuori dal nostro inferno, perché nessun Dio può farlo, perché quel Dio che cerchiamo disperatamente non è al di là di noi stessi, non è lontano, irraggiungibile, perché quel Dio non è nostro padre, quel Dio non è il nostro creatore, quel Dio che ti hanno insegnato ad amare e adorare sei tu stesso; perché tu sei il Padre, tu sei il Figlio, tu sei lo Spirito Santo, perché tu sei Dio, il grande Creatore, il grande Spirito, il grande oceano d’energia che ha creato la vita sulla Terra per tentare di darsi una forma, per tentare di avere un corpo, per tentare di percepire se stesso. E tu sei quel tentativo, quella possibilità, che è nata dentro una piccola cellula, che è cresciuta e ha moltiplicato se stessa in miliardi di tentativi, miliardi di possibilità, miliardi di vite, tutte diverse nella forma, tutte uguali nel profondo, che si sono uccise, sbranate, fatte a pezzi, mangiate tra di loro perché volevano sopravvivere, volevano continuare la corsa, continuare a cercare, continuare a ricordare. Un mare di vite, mio caro gemello, che si fondevano tra loro per creare altre vite, per crescere, moltiplicarsi, correndo impazzite verso tutte le direzioni, uccidendosi per continuare cercare, sangue dopo sangue, orrore dopo orrore, perché non si riconoscevano, non ricordavano di essere la stessa immagine. Miliardi, miliardi, miliardi di possibilità mio caro gemello, lo capisci questo? Miliardi di possibilità che l’universo si è creato per arrivare alla meta, arrivare disperatamente a percepire se stesso. Lo capisci mio caro gemello qual’è il senso di questa corsa sfrenata? Lo capisci allora che tu rappresenti tutto il progetto, tutto il disegno dell’universo, e ce l’hai dentro, ce l’hai dentro di te e non sai di averlo, non sai di essere così importante, così immensamente grande. Tu credi di essere una piccola vita che non conta nulla, io ti dico invece che tu sei la cosa più grande che esiste! Alzati allora, alza la testa come quando ci staccammo dai nostri gemelli animali, dai un principio alla tua esistenza, butta via tutto quello che ti hanno insegnato, tutto quello che ti hanno fatto. Lo so, non è facile, non è per niente facile, è per questo che sono qui vicino a te, per dirti che tutto quello che ti hanno fatto anche se è spaventosamente atroce tu lo puoi vincere, tu lo puoi capire, tu lo puoi cancellare dalla tua mente, e lo sai perché? perché il nemico di noi stessi lo abbiamo creato noi, e non pensare che ci sia un diavolo, un essere spaventoso che ci tenta ogni istante per prenderci l’anima e torturarla per l’eternità all’inferno. Tu, mio caro gemello, ci sei già all’inferno, lo devi combattere ogni giorno nell’ansia, nell’angoscia, nel panico, nella depressione, nella paranoia, nella psicosi, nell’insicurezza, nella sensibilità, nella fragilità, nella vergogna, nella timidezza, nel pudore, nei complessi, nei tic, nella bulimia, nell’anoressia, negli esaurimenti nervosi, nella schizofrenia, nella follia, nel dolore, nella disperazione. È questo l’inferno, mio caro gemello, è questa la tragedia della nostra esistenza, tutti prima o poi sperimentano l’inferno, anche quelli che si sentono forti e invincibili, padroni di se stessi e padroni degli altri, tutti vengono in contatto con le proprie debolezze, le proprie fragilità che vogliono reprimere a tutti i costi. Ma quando la vita si agita dentro di noi tutto diventa precario, insicuro, e la grande fortezza comincia a vacillare, e cominciamo ad avere paura, cominciamo a sentire cose strane, indecifrabili, cose irrazionali che ci fanno perdere il controllo, ci sentiamo guardati, ci sentiamo controllati da una presenza malvagia che vuole rubarci i pensieri, la nostra mente.

 

E cominciamo a sentirci in balia della nostra mente, dei nostri pensieri negativi e positivi, del nostro vissuto che viene a galla dalla memoria, ci troviamo nel mezzo di un io che deve lottare con la ragione, con la razionale visione di restare attaccato alla realtà. Ma non è facile, mio caro, affrontare il nemico di noi stessi, di tutto il nostro vissuto, di tutto quello che una vita innocente riceve da questo mondo. Il nemico della vita giace sicuro in fondo alla memoria, e si difende con parole distorte, con immagini distorte, perché lui vuole vivere, vuole esistere. Lui non è un diavolo, un’entità che vive nell’aria, nell’universo, è soltanto un pensiero nato dalle nostre pulsioni represse, e più si reprime la vita, più il nemico sarà forte, padrone della vita. E così mio caro gemello, il nemico di te stesso è nato dentro di te la prima volta che ti hanno fatto paura, nel momento che hanno sporcato il tuo corpo meraviglioso, e oggi quella paura possiede le parole, possiede l’immaginazione, possiede tutto quello che serve per difendersi, per non morire. Lo so che è difficile comprendere, mi ci è voluto una vita per capire chi è veramente il nemico, il vero nemico che non ci fa progredire, non ci fa tornare a casa, non ci fa ricordare di essere noi i creatori di noi stessi, di essere noi il Dio tanto adorato e pregato, di essere noi l’universo che ha creato miliardi di galassie con due onde della sua energia, che ha creato la materia, tutti i mondi possibili per tentare di arrivare a percepire se stesso e amare infinitamente, amare eternamente. E’ questa la verità mio caro gemello, tu sei libero di non crederci , tu sei libero di fare quello che vuoi della tua vita, tu sei libero di drogarti, ubriacarti, fare a pezzi la tua vita e buttarla via nei bidoni della nullità, umiliare la vita in tutti i modi, ferirla, massacrarla come hai sempre fatto. Tu puoi farlo, tu puoi fare tutto, distruggere te stesso, o distruggere chi ti viene davanti, ma se senti, invece, dentro di te qualcosa di strano che non sai spiegarti, qualcosa che ti dice che è possibile che io dica il vero; non reprimerla, non fare finta di niente, non scrollare le spalle come sempre, fregandotene di te stesso, perché quella voce viene da lontano, quella voce ha fatto molta strada, era una piccola insignificante cellula che non vedeva, non sentiva, non aveva un cervello, non aveva pensieri, parole, ma dentro di se aveva tutto, dentro di se aveva tutta l’intelligenza per costruirsi il proprio corpo. E tu mio caro gemello sei quel corpo, sei quell’intelligenza, e lei ha bisogno di te per andare avanti, senza di te non può far niente, senza di te tutto si ferma, senza di te l’universo non può entrare in questo posto, non può sperare di incontrare se stesso in un corpo, percepire se stesso in un corpo. Tu sei la sua speranza, tu sei il suo tentativo, tu sei la sua possibilità, se tu te ne freghi di questa lettera, se credi che sia tutta immaginazione, la catena della vita si spezza, la catena dell’universo che è dentro di te si spezza e non saprai mai quale immensa armonia hai dentro, quale immenso amore hai dentro, perché quello che sei non è la tua storia individuale, il tuo vissuto; tu sei molto, molto di più, perché sei entrato in questo posto portando con te un messaggio, un grande messaggio di purezza amore e armonia, e il Mondo te lo ha portato via, sporcandoti con un vestito che non volevi, che ti ha fatto dimenticare quello che sei, quale straordinaria vita che potresti esprimere, quale immensa forza rappresenti, quale immenso disegno cosmico racchiudi. Sta a te capire cosa c’è qui dentro, cosa puoi fare della tua vita, se buttarla via come sempre o cominciare ad ascoltarla; farla crescere dentro di te non prestando attenzione ai pensieri distorti che ti dicono che è tempo sprecato, che tu sei fatto così, non puoi cambiare. Non credere mio caro gemello al pensiero distorto, lui è solo un’invenzione, il nostro grande errore è di aver avuto paura del nostro corpo, delle nostre pulsioni libere che sono state create per renderci liberi di amare, liberi di fare tutto con amore, senza impedimenti, senza repressioni.

 

E tu non ascoltarlo, non seguirlo, perché lui è solo una memoria, un pensiero che non ha futuro, perché non è reale; siamo noi che lo abbiamo creato dentro noi stessi e solo noi possiamo farlo morire nella nostra memoria. E tu puoi farlo, puoi riuscirci, perché tu sei l’universo, sei il Creatore, sei il Grande Spirito, sei Dio mio caro gemello e hai creato la vita per esistere, per essere reale, per avere un corpo, per ricordare di essere amore, infinitamente, eternamente amore. Io lo so mio caro gemello, perché è l’immenso amore che hai dentro a confermarti tutto

 

con cuore

Bruno Franchi

 

 

 

"Lasciare la vita scorrere liberamente

sarà il primo passo verso la libertà
e verso la pace sulla terra. "
                                    w
ILHELM REICH

 

 

 

P.S. Se ritieni che questa lettera sia importante, non farla morire nella spazzatura ma tienila con te. Regalala oppure fanne tante copie quante sono le tue possibilità e spediscila ad altre vite, ad altri tentativi, ad altre possibilità, per dare alla vita libertà di parola, per dare all’universo la possibilità di ricordare se stesso.

 

 

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